Ridurre i consumi, gli sprechi energetici nei processi industriali e utilizzare
fonti rinnovabili per il loro funzionamento è possibile? Forse sì. Ottenere
bio-carburanti come il bioetanolo di seconda generazione già si fa e presto si
potrà convertire la lignina in bio-nafta.
Produrre carburanti da scarti dell’agricoltura e rifiuti industriali e
urbani potrebbe valere 20.000 nuovi posti di lavoro all’anno, in Europa, da
oggi al 2030. Inoltre, entro il 2030, i biocarburanti sostenibili sostituirebbero
37 milioni di tonnellate di petrolio all’anno, ovvero il 16% dei combustibili utilizzati
su strada. Con l’abbattimento delle emissioni di CO2 provenienti soprattutto
dai trasporti. L’Ue ha adottato a gennaio il pacchetto energia 2030, in cui è
prevista una riduzione dell’anidride carbonica immessa nell’atmosfera del 40%
nei prossimi quindici anni. Le case automobilistiche sono chiamate a produrre
auto più efficienti e meno inquinanti, ma non solo le auto devono essere
migliori. Le emissioni di gas a effetto serra e l'inquinamento atmosferico e acustico
provocato dai trasporti aerei e marittimi possono essere ridotte con politiche
di trasporto che favoriscono l'efficienza e il comportamento intelligente, con
costi crescenti a carico di chi inquina di più e non spalmati, come ora, sull’intera
popolazione europea.In Italia a Rivalta nel basso Piemonte, c’è un’azienda leader che grazie ad una joint venture da 150 milioni con il fondo americano Tpg e per il 10% con l‘industria di biotecnologie danese Novozymes, già nel 2012 ha conseguito un fatturato di 200 milioni di euro. Dà lavoro a 250 dipendenti, è in grado di produrre, a pieno regime, 75 milioni di litri annui di bioetanolo e prevede di investire circa 180 milioni di euro in ricerca e sviluppo nel periodo 2013-2018.
I biocarburanti prodotti nella raffineria di Crescentino, nel vercellese, dalla Biochemtex rappresentano solo lo 0,5%, del petrolio che si potrebbe sostituire entro il 2030.

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