martedì 4 febbraio 2014

CHI INQUINA DI PIÙ, C’È UN LIBRO PER SCOPRIRLO. FORSE.


 
Un libro inquina come 12 ore di tv, un anno di email come 300 chilometri in auto, un cheeseburger equivale a 30 chilometri in treno, una fetta di formaggio a 12 chili di carote. Lo dice – e se ne assume la responsabilità - Mike Berners-Lee, autore di “The Burning Question” e ora di “La tua impronta” edito da Terre di Mezzo.
“Qualcuno ha un mondo di ricambio? - si chiede - Perché se andiamo avanti di questo passo nel 2050 ci serviranno due pianeti per sopravvivere. Dobbiamo iniziare da oggi a ridurre il nostro impatto ambientale, ma siamo sicuri di sapere come si fa?”
Già come si fa? Il suo intento è quello di darci un’idea dell’impatto dell’anidride carbonica – in altre parole, del cambiamento climatico- di tutto ciò che facciamo o pensiamo. “Magari non farete una stima esatta – dice Berners Lee - ma spero che riusciate almeno a indovinare il numero di zeri nella maggior parte dei casi. Questo libro ha qualcosa da dire alle persone normali, alle aziende e – di tanto in tanto – anche ai politici”.

Le cose che facciamo e compriamo ogni giorno quanto contribuiscono al riscaldamento globale? Ad esempio una mela? Non c’è traccia di anidride carbonica (CO2) quando è raccolta dall’albero. Produce 10 grammi di CO2, ogni chilo, se è locale e di stagione. Sale a 80, di media, in un prodotto nazionale, ben coltivato. Sfonda quota 150 grammi per chilo se importata, refrigerata e prodotta in maniera inefficiente. Però uno studio neozelandese ha scoperto che le mele coltivate da loro e importate nel Regno Unito erano responsabili di 185 grami di CO2e per chilo, una cifra molto inferiore a quella delle mele inglesi destinate al consumo locale, che corrispondono a 271 grammi per chilo. Secondo lo studio, la produzione britannica fa uso di quantità maggiori di combustibili fossili in agricoltura e necessita di più refrigerazione. La ricerca ricorda il maggior ricorso da parte neozelandese di energia pulita. Questo controbilancia le emissioni derivanti dalla spedizione della produzione dagli antipodi. Un analogo studio comparativo commissionato dal Defra (Department for Environment, Food and Rural Affairs) è giunto a conclusioni analoghe, ma ha scoperto che per la Germania (che dovrebbe essere simile alla Gran Bretagna) le mele locali erano responsabili di emissioni minori rispetto a quelle neozelandesi. Non è facile analizzare punto per punto le argomentazioni e determinare chi si è avvicinato di più alla verità. I due studi hanno affrontato la questione in maniera diversa e sono partiti da presupposti differenti. Questa storia mette in risalto che questo tipo di ricerche è sempre insidioso e inficiato da molte più incertezze e giudizi soggettivi di quanto siamo disposti ad ammettere.

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