Quasi mezzo miliardo di evasione, 450 milioni secondo l’ex ministro
Zanonato (Pd), 27% delle famiglie che non paga, quasi 19 punti percentuali in
più rispetto alla media europea, evasori raddoppiati in 8 anni. Questi i numeri
della Caporetto economica della RAI-TV. Il sottosegretario uscente all'Economia
Pier Paolo Baretta (Pd) ha riferito che a fronte di 22,7 milioni di nuclei
familiari potenzialmente tenuti al pagamento del canone, circa 5,9 milioni non sono
in regola con il saldo. Secondo il ministero
dell'economia e delle finanze il fenomeno si presenta in maniera più netta al
Sud, con oltre il 43% in Campania, 42,1% in Sicilia e il 38,4% in Calabria.
Contemporaneamente la Corte dei Conti ordina: “Basta sprechi
della Rai è indispensabile una loro sostanziale riduzione, in particolare per
quelli riconducibili al festival di Sanremo, alle fiction e alla programmazione
finanziata con fondi diversi da quelli derivanti dal canone radiotelevisivo".Il canone nato nel 1938, quando c’era l’EIAR, era pagato da qualche centinaio di migliaia di persone. Oggi dovrebbe essere una tassa che grava sulla totalità della popolazione, ma viene percepita come iniqua, perché Mediaset, La7 e altri network offrono programmi gratis, oppure ci si può abbonare alle pay-tv come Sky o Premium.
Nel 2013 sono stati effettuati oltre 16,4 milioni di versamenti per un incasso di 1,7 miliardi di euro. Per quanto riguarda il recupero dei canoni non pagati, nel 2012 sono stati inviati oltre 3 milioni di avvisi e solleciti con 500 mila iscrizioni a ruolo. Sono state emesse 5 milioni di comunicazioni per acquisire nuovi abbonati. Una lotta senza quartiere, che si sta trasformando in un Vietnam fiscale per lo stato.
La realtà è che oggi non tutti i nuclei familiari hanno un televisore in casa. I giovani guardano la tv da internet. È pur vero che la normativa, modificata, parla di possesso di apparecchio idoneo a ricevere il segnale ma, di fatto così com’è, è inapplicabile.
"Sarebbe più serio - osserva l’associazione di difesa dei consumatori - chiamarla nuova imposta sull'esistenza della famiglia, allora tutti i nuclei famigliari anagrafici sarebbero obbligati a pagarla a prescindere dal possesso di un televisore – oppure prosegue l'Aduc - abolirlo e pensare un sistema fiscale diverso - magari indiretto - per finanziare il servizio pubblico radiotelevisivo, ridimensionandolo ad uno o due canali, come avviene quasi tutti i paesi europei", privatizzando il resto del network di stato.

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