venerdì 14 febbraio 2014

LIBERTA' STAMPA. SE VI DICONO CHE IL GHANA È MEGLIO DELL’AUSTRALIA …


 

La classifica di "Reporter senza frontiere" sulla libertà di stampa nel mondo, ogni anno, fa discutere. Nel 2014 l’Italia scala 9 posizioni, passando dalla 57^ del 2013 alla 49^ del 2014. Non un granché per un paese di democrazia parlamentare consolidata dal 1945, membro del G8, fondatore dell’Europa.
È l’unica stranezza del report? No. Ghana 28° e Australia 29^ l’avreste detto? Stati Uniti al posto 46, solo un gradino sopra Haiti, preceduti - nel loro continente - anche da Jamaica (18°) che svetta su Canada e poi su Costa Rica, Uruguay, Belize, Suriname, Antigua, El Salvador roba da non credere. Chiudo la parata dell’incredibile con la Francia (40^) meno libera di Namibia (23^), Capo Verde, Cipro, Lituania e Lettonia. Basta crederselo.
Come viene stilata la classifica? Il calcolo è davvero complicato. Provo a spiegarlo. Ci sono 6 indicatori: pluralismo, indipendenza, clima ambientale, quadro legislativo, trasparenza delle istituzioni e qualità delle infrastrutture editoriali. Ogni indicatore esprime un valore da 1 a 100, in base alle risposte di un questionario redatto e compilato esclusivamente dal personale di RSF. Poi si moltiplica 1/3 del valore del pluralismo per 1/6 della somma dei 3 successivi e per un 1/12 degli ultimi due. A questo si aggiunge il 20% del dato che esprime il livello di violenza (giornalisti assassinati, imprigionati, perseguitati). Il monitoraggio è effettuato dal personale di RSF.

Sulla capacità del personale impiegato qualche dubbio nasce. Il pluralismo incide per il doppio della somma di indipendenza, clima ambientale, quadro legislativo e il quadruplo di trasparenza e efficienza editoriale e va bene. Allora, davvero Haiti (47^) Capo Verde (25°), Namibia (23^) e così via sono più pluralistici dell’Italia? La legislazione italiana, la trasparenza della pubblica amministrazione il clima in cui operano i giornalisti in Italia non è ottimale, tutt'altro, ma siamo sicuri che le leggi, l'opacità dello stato e l'ambiente italiani siano peggiori di quelli di Botswana (41^) Romania (45^), Niger (48°)? E vi risparmio Samoa, Papuasia e Trinidad&Tobago.
Non c’è bisogno del personale di RSF per sapere che, grazie al cielo gli omicidi o le incarcerazioni di giornalisti in Italia siano fatti molto rari. Per Sallusti si è arrivati persino ad una grazie lampo. Inoltre RSF ricorda che più l’assistente di un giornalista, un netizen o comunque un supporto all’informazione è imprigionato, più questa prigionia penalizza il paese interessato. Anche qui l’Italia presenta un percorso pressoché netto.
Sarà il caso di leggere con maggiore attenzione questi report. Non basta limitarsi a scorrere la classifica data.
Nel suo commento RSF dice: “La classifica di alcuni paesi è stata penalizzata dalla tendenza a interpretare le esigenze di sicurezza nazionale in modo eccessivamente ampio e arbitrario a scapito del diritto di informare e di essere informati. Questa tendenza costituisce una crescente minaccia a livello mondiale e mette in pericolo la libertà di informazione nei paesi considerati democrazie”.
Ecco la spiegazione le formule complicate servono a coprire un giudizio di fondo, ad esempio sul Patriot Act, del tutto arbitrario. O peggio il declassamento del Regno Unito di tre posizioni (al 33° posto) per il fermo, deprecabile, di nove ore subito da David Miranda, assistente del giornalista Glenn Greenwald. Quando in molti paesi anche senza leggi speciali sulla stampa i cartelli del narcotraffico o gli stessi governi non si fanno scrupoli di assassinare o incarcerare per anni i giornalisti.
Bene le classifiche, meglio quelle che danno 3 punti a chi vince, 1 per il pareggio e 0 per la sconfitta.


 

 

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