giovedì 20 febbraio 2014

PROVINCIA. A GENOVA IL TAR HA AFFOSSATO IL COMMISSARIO



Il destino questa mattina alle 10,30 mette di fronte – nel palazzo del governo - chi ha ripristinato l’ordine repubblicano e chi lo ha deriso. Il TAR della Liguria inaugura il suo anno giudiziario nella sala di quel consiglio provinciale sciolto con un atto d’imperio già giudicato illegittimo dalla corte costituzionale, ma sin qui reiterato in forza di provvedimenti tampone ad opera dei governi Monti e Letta.
 
La sala è adiacente agli uffici del prefetto. Fu proprio un ex prefetto di Genova, ancora ministro della repubblica, ma adesso solo per gli affari correnti, a caldeggiare il nome dell’attuale commissario Piero Fossati. Annamaria Cancellieri era, allora, stimatissimo ministro degli interni. Da qualche mese – dopo l’affaire Ligresti – è molto meno sulla cresta dell’onda. E non sarà confermata nella squadra del nuovo governo Renzi.
Il TAR ligure ha ritenuto fondata l’impugnativa presentata dall’ex capogruppo dei Verdi alla provincia di Genova Angelo Spanò. Ha annullato gli atti del governo controfirmati dal presidente Napolitano e ora intima al “l’amministrazione anziché limitarsi a disapplicare (per il futuro) la disposizione ritenuta incostituzionale a rimuoverne gli effetti prodotti e rinnovarli secondo le norme vigenti”. Tecnicamente le elezioni dovrebbero essere convocate nei prossimi 60 giorni. Bisogna però attendere la decisione del ministero per l’eventuale ricorso al Consiglio di Stato e l’eventuale sospensiva. Anche se, Spanò ha già annunciato che chiederà l’immediata esecuzione della sentenza.
Il commissariamento non trovava nessun fondamento nel testo unico degli enti locali, la legge che regola la vita delle autonomie, ma nel momento iconoclasta - come passò la riforma Fornero - passò anche questo obbrobrio del governo Monti. In forza della sentenza di ieri, commissario e i due sub commissari prefettizi – che all’inizio erano tre con un recordman di incarichi - sono decaduti. Da ieri non possono più firmare nessun atto dell’ente che ora è acefalo.
Altra stranezza di allora fu la scelta di Piero Fossati, uno degli assessori della giunta dimissionata dall’allora presidente Repetto già in corsa per rientrare a casa base: in banca Carige, tramite la conquisa del passaggio intermedio della fondazione. Secondo logica, e testo unico, la scelta se non su un commissario di carriera prefettizia, sarebbe dovuta cadere sul vicepresidente Marina Dondero. Invece la nomina arrise all’uomo di Torriglia, come il governatore Burlando, al compagno di lunch del dimissionario Repetto, all’uomo stimato dalla potente Cancellieri.
Di fronte al TAR non era in ballo la scelta di Fossati, quella anche se opinabile rientrava nel terreno dell’opportunità. Il problema era lo scioglimento degli organi elettivi, il commissariamento e la sospensione del diritto di voto. Adesso il TAR ha rimesso ordine e affossa il commissariamento con una sentenza fondata, a differenza dei provvedimenti annullati, sulla solida pronuncia della suprema corte che dopo l’udienza del 2 e 3 luglio 2013, dichiarò l’illegittimità costituzionale del coacervo di norme montiane.
Una riforma confusa e disorganica, che non tenne conto delle funzioni svolte dalle province, imposta con provvedimenti di urgenza giustificati dalla crisi economica, senza mai quantificare gli effettivi i risparmi.

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