Rosario Crocetta prima ha provato a metterlo al vertice di Riscossione
Sicilia, ipotesi saltata. Poi lo ha nominato a Sicilia e-Servizi. Ma ora c'è di
più: lo crea commissario straordinario della provincia di Trapani. E poi dicono
che le provincie non servono. Antonio Ingroia, ex pm, ex leader politico, ex
investigatore ONU in Guatemala mette insieme un altro doppio incarico a cui
vanno aggiunte le sue attività libero professionali di avvocato e di
pubblicista.
La confusione sui suoi nuovi compiti è forte anche nell’ex “Da ex magistrato - ha detto Ingroia - questo nuovo incarico mi permetterà di mettere ordine e fare pulizia.”.
Perché questo nobile intento non l’abbia proseguito da magistrato non lo spiega. Non presentandosi sul posto di lavoro ad Aosta, è decaduto. L'art. 28 del decreto legislativo 109/2006, infatti, equipara la decadenza alla richiesta di dimissioni. Cioè è scappato dalla magistratura
Intanto la riforma delle province in Sicilia, partita in pompa magna a marzo 2013, è impantanata all’ARS – il parlamento siciliano – che lunedì ha cancellato dal disegno di legge di Crocetta le città metropolitane.
Un anno fa nella relazione introduttiva alla legge, Crocetta spiegava: “il risparmio annuo a regime, stimabile in base ai dati di consuntivo 2010 (impegni), è pari a complessivi di 50.491.843 di euro. In base all'attuale situazione e tenuto conto delle scadenze naturali dei mandati si può stimare, in via prudenziale, un risparmio per il settore degli enti locali pari a circa 29.450.000 euro”.
Via prudenziale? Le spese hanno continuato a correre. Il diritto al voto è stato conculcato, come accade in tutta Italia, e i cittadini non ricavano neppure un risparmio sulle tasse a fronte dello scippo del loro diritto di scegliere i propri rappresentanti. Re Giorgio, come se fosse a Versailles, balla con la Bonino – la Cancellieri non ce la fa proprio a proporla a Renzi per un altro giro di valzer – godendosi lo spettacolo dello strappo alla costituzione.
Le province, le loro funzioni svolte per i cittadini, i dipendenti sono alla canna del gas. In forza, meglio dire violenza, di una serie di provvedimenti tampone – moti dei quali sconfessati o decaduti – che vengono prorogati alla faccia di ogni regola democratica.

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