giovedì 20 febbraio 2014

PROVINCE. SOPPRESSE? NO. SERVONO AD ACCASARE GENTE COME INGROIA


Rosario Crocetta prima ha provato a metterlo al vertice di Riscossione Sicilia, ipotesi saltata. Poi lo ha nominato a Sicilia e-Servizi. Ma ora c'è di più: lo crea commissario straordinario della provincia di Trapani. E poi dicono che le provincie non servono. Antonio Ingroia, ex pm, ex leader politico, ex investigatore ONU in Guatemala mette insieme un altro doppio incarico a cui vanno aggiunte le sue attività libero professionali di avvocato e di pubblicista.
 
L’ex procuratore aggiunto di Palermo e ex candidato premier con Azione civile Antonio Ingroia è da ieri il nuovo commissario straordinario della Provincia di Trapani. Il decreto di nomina è stato firmato dal governatore della Sicilia, Rosario Crocetta. “L’ho messo nel territorio del boss latitante Matteo Messina Denaro – dice Crocetta – un segnale importante per la lotta alla mafia”. Cosa possa fare un presidente di provincia vicario per la lotta alla mafia in un ente che può svolgere solo l’ordinaria amministrazione riesce complicato da capire.
La confusione sui suoi nuovi compiti è forte anche nell’ex “Da ex magistrato - ha detto Ingroia - questo nuovo incarico mi permetterà di mettere ordine e fare pulizia.”. 
Perché questo nobile intento non l’abbia proseguito da magistrato non lo spiega. Non presentandosi sul posto di lavoro ad Aosta, è decaduto. L'art. 28 del decreto legislativo 109/2006, infatti, equipara la decadenza alla richiesta di dimissioni. Cioè è scappato dalla magistratura
Intanto la riforma delle province in Sicilia, partita in pompa magna a marzo 2013, è impantanata all’ARS – il parlamento siciliano – che lunedì ha cancellato dal disegno di legge di Crocetta le città metropolitane.
Un anno fa nella relazione introduttiva alla legge, Crocetta spiegava: “il risparmio annuo a regime, stimabile in base ai dati di consuntivo 2010 (impegni), è pari a complessivi di 50.491.843 di euro. In base all'attuale situazione e tenuto conto delle scadenze naturali dei mandati si può stimare, in via prudenziale, un risparmio per il settore degli enti locali pari a circa 29.450.000 euro”.
Via prudenziale? Le spese hanno continuato a correre. Il diritto al voto è stato conculcato, come accade in tutta Italia, e i cittadini non ricavano neppure un risparmio sulle tasse a fronte dello scippo del loro diritto di scegliere i propri rappresentanti. Re Giorgio, come se fosse a Versailles, balla con la Bonino – la Cancellieri non ce la fa proprio a proporla a Renzi per un altro giro di valzer – godendosi lo spettacolo dello strappo alla costituzione.
Le province, le loro funzioni svolte per i cittadini, i dipendenti sono alla canna del gas. In forza, meglio dire violenza, di una serie di provvedimenti tampone – moti dei quali sconfessati o decaduti – che vengono prorogati alla faccia di ogni regola democratica.

 

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