Facebook chiede scusa per l'esperimento di manipolazione delle
emozioni, condotto nel 2012 su 700 mila utenti a loro insaputa. "Lo studio è stato comunicato male – ha detto
Sheryl Sandberg, Chief Operating Officer di Facebook - Il progetto rientrava in una più ampia ricerca che le aziende
fanno per testare diversi prodotti, e la comunicazione è stata scarsa. Per
questo chiediamo scusa. Non era nostra intenzione turbare nessuno". Però,
nel merito, il social network ritiene di non aver violato alcun vincolo di
privacy nei confronti degli utenti. Non è di questo avviso l'Information
Commisioner's Office (ICO), l'autorità nazionale garante della privacy e della
data protection nel Regno Unito. Che per verificare se ci sia stata
violazione dei dati personali ha avviato un’indagine. Il garante inglese è in
contatto anche con l'organismo di protezione dati in Irlanda, visto che la sede
europea di Facebook si trova a Dublino.
L'esperimento di Facebook era durato una settimana con l'obiettivo di
verificare se la modifica, tramite un algoritmo automatico, del flusso di
contributi positivi o negativi sulle bacheche personali degli utenti cambiasse anche
i commenti personali e i post pubblicati.
Meno conciliante nei toni You Tube. Anch’esso sotto il mirino delle
autorità di garanzia.
Infatti è guerra aperta fra l’industria discografica e YouTube che si
appresta a lanciare un servizio di musica in streaming a pagamento, in
concorrenza a Spotifye e Deezer, ma a differenza dei rivali avrebbe
proposto condizioni economiche non negoziabili e decisamente più svantaggiose
per le case discografiche.
L'associazione IMPALA, che riunisce circa quattromila etichette
indipendenti, ha chiesto l'intervento dell'antitrust europeo perché ritiene
violate le norme comunitarie sulla concorrenza. Il commissario Joaquín
Almunia, attualmente in proroga, paventa un'indagine se YouTube abusasse della
sua posizione dominante nel mercato della musica online.
La prospettiva dell'apertura di una nuova indagine da parte
dell'antitrust europeo ha spinto YouTube a concedere più tempo alle
etichette indipendenti che rifiutano di firmare in bianco il contratto proposto
dalla piattaforma di video-sharing di proprietà di Google. La minaccia
è di eliminare dalle sue pagine i video degli artisti delle case discografiche
che rifiutano il diktat. Fra questi anche star del calibro di Adele, Jack White
e Franz Ferdinand o gruppi come i Arctic Monkeys
Caso chiuso? Assolutamente no. Secondo il Financial Times, YouTube applicherà
la minaccia di bloccare i video se non si arriverà ad un accordo. YouTube
afferma che solo il 10% delle etichette indipendenti non ha accettato i nuovi
termini contrattuali e sottolinea come la sua offerta sia "equa e coerente coi prezzi dell'industria".
Il nuovo servizio a pagamento, che dovrebbe chiamarsi Music Pass propone
condizioni economiche inferiori di un terzo rispetto a quelle praticate oggi.
Una remunerazione pari al 45% contro il 65-70% del prezzo al dettaglio (al
lordo delle tasse e dei diritti d'autore) offerto da Deezer o Spotify.
You Tube replica che da quando è stato acquisito da Google (nel 2006
per 1,65 miliardi di dollari), ha versato più di 1 miliardo di dollari nelle
casse dell'industria musicale attraverso accordi di licenza che permettono ai
detentori dei diritti d'autore di percepire una quota dei ricavi pubblicitari.

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