giovedì 10 luglio 2014

PROVINCE. GENOVA IN GUERRA. GAVETTA PER I DIPENDENTI IN TRINCEA


 A Genova la provincia dichiara guerra ai buoni pasto e costringe i suoi dipendenti ad armarsi di gavetta come in trincea. In un anno il valore settimanale dei ticket è passato da 40 euro (per quattro rientri pomeridiani) a 10,32 euro (per 2 rientri). Con un taglio di 360 euro sul reddito annuo. Intanto chiude le scuole al sabato, con ripercussioni sugli orari e le famiglie, per risparmiare una manciata di milioni. 
Altre province, anche al centro nord, come Biella e Pesaro hanno dichiarato il dissesto. A Grosseto mancano i soldi per il gasolio delle auto della polizia provinciale e dei mezzi della manutenzione stradale, altre non assicurano più, Campobasso e Chieti, lo sgombero neve. Vercelli vende la prefettura. Potenza minaccia di non riaprire le scuole e di abbandonare la manutenzione delle strade.
Invece la Toscana ha previsto, prima regione in Italia, un accordo salvareddito per i 4.500 dipendenti delle sue 10 province che non solo esclude tagli occupazionali, ma che preserva anzianità e livello retributivo, al peggio trasferimenti ad altri enti. Ecco, avanti così in ordine sparso in nome di un federalismo che sa più di giungla amministrativa che di autonoma.
Però le province sono tutte al loro posto. Agonizzanti, ma tutte lì. Senza sapere cosa dovranno fare, costano pure più di prima perché la spesa corrente fluisce senza neppure essere giustificata dai servizi che prima erano resi ed ora sono erogati con il contagocce o addirittura sospesi. L’unione province calcola un taglio medio del 30% dei servizi per il 2014.
I disastri di Monti e Letta amplificati dalla riforma, che cambia poco o nulla, di Renzi sono sotto gli occhi dei dipendenti, degli addetti ai lavori, ma sconosciuti all'opinione pubblica. Doveva essere operativa l’8 aprile. Renzi ha chiesto altri 100 giorni per i decreti attuativi. Diventeranno 1000 come per le riforme? Intanto le casse sono sempre più vuote. I trasferimenti dello stato sono quasi azzerati e l’entrata più forte, la tassa provinciale sulla compravendita delle auto, è in calo vertiginoso da anni per il crollo del mercato.


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