Altre province, anche al centro nord, come Biella e
Pesaro hanno dichiarato il dissesto. A Grosseto mancano i soldi per il gasolio
delle auto della polizia provinciale e dei mezzi della manutenzione stradale, altre
non assicurano più, Campobasso e Chieti, lo sgombero neve. Vercelli vende la prefettura.
Potenza minaccia di non riaprire le scuole e di abbandonare la manutenzione
delle strade.
Invece la Toscana ha previsto, prima regione in Italia, un accordo salvareddito
per i 4.500 dipendenti delle sue 10 province che non solo esclude tagli
occupazionali, ma che preserva anzianità e livello retributivo, al peggio
trasferimenti ad altri enti. Ecco, avanti così in ordine sparso in nome di un
federalismo che sa più di giungla amministrativa che di autonoma.
Però le province sono tutte al loro posto. Agonizzanti, ma tutte lì. Senza
sapere cosa dovranno fare, costano pure più di prima perché la spesa corrente
fluisce senza neppure essere giustificata dai servizi che prima erano resi ed
ora sono erogati con il contagocce o addirittura sospesi. L’unione province calcola
un taglio medio del 30% dei servizi per il 2014.
I disastri di Monti e Letta amplificati dalla riforma, che cambia poco o
nulla, di Renzi sono sotto gli occhi dei dipendenti, degli addetti ai lavori,
ma sconosciuti all'opinione pubblica. Doveva essere operativa l’8 aprile. Renzi
ha chiesto altri 100 giorni per i decreti attuativi. Diventeranno 1000 come per
le riforme? Intanto le casse sono sempre più vuote. I trasferimenti dello stato
sono quasi azzerati e l’entrata più forte, la tassa provinciale sulla
compravendita delle auto, è in calo vertiginoso da anni per il crollo del
mercato.
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