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martedì 1 aprile 2014

SALUTE. COME INFORCARE IL MAL DI MARE


 
 

Gli occhiali servono a vedere meglio e a proteggere gli occhi dal sole? Sei superato. Ora, lo sanno tutti, con i Google-Glass prodotti dall’italiana Luxottica, sarà possibile avere il computer a portata di vista. Caro mio sei superato anche te.
Adesso con gli occhiali si vince anche il mal di mare. Quando sali a bordo il tuo colorito passa dall’ambrato solare al bianco cencio sbattuto? Sì? Cosa puoi fare? Inforca in paio di occhiali! Ma non i soliti. Ci vogliono i Boarding Ring, creati è dall’ottico Hubert Jeannin, con i quali si è anche aggiudicato il premio per l’accessorio nautico più interessante al Mets di Amsterdam, la fiera più prestigiosa del settore.
Sono occhiali particolari, come vedi nella foto, con una montatura sopra le righe composta da quattro ghiere circolari riempite a metà da un liquido colorato, due intorno alle due lenti frontali, e due laterali sulle stanghette. Il principio su cui si fonda questa bizzarra invenzione è che il mar di mare si basa fondamentalmente sul conflitto visivo tra l’occhio esterno che cattura l’istantanea visiva e l’orecchio interno che trasmette i riferimenti al nostro sguardo. All’opposto dell’occhio, l’orecchio interno non percepisce il movimento delle pareti, continua a sapere benissimo dove sono il su e il giù.
All’interno di una nave senza riferimenti esterni, come può essere anche un semplice oblò, la nostra vista è priva di ogni possibile orientamento e percepiamo solo il movimento. L’occhio interno invece resta ancorato – siamo su una nave, ricordalo!- alle coordinate spaziali distinguendo ancora per esempio il su e giù. Secondo Jeannin è questo cortocircuito visivo a procurarci il maledetto mal di mare. A questo punto, sempre secondo l’ottico francese premiato ad Amsterdam, basta indossare i suoi Boarding Ring per soli 8 minuti per superare il conflitto e sincronizzare la vista. Secondo le prove sin qui condotte nel 95% dei casi è stato così. Chi vuole sfidare questa statistica può cercare i modelli su boardingring.com, sia per adulto che per bambino, al prezzo di 60 euro.

venerdì 28 febbraio 2014

INTERNET. DISTRICARSI FRA FALSI E BUFALE. STIAMO LAVORANDO PER VOI



Il 62,5% del traffico internet è prodotto da macchine. Gli uomini contribuiscono per poco più di un terzo: il 38,5, fake inclusi! Su internet i bot, i programmi che si sostituiscono all’uomo, non sono una novità: commenti, link, mi piace, click e altro sono spesso opera di automatismi informatici. Secondo il portale Statista, che sintetizza i dati raccolti dalla piattaforma Incapsula, questa tendenza è in fortissima crescita. Ancora nel 2012 gli umani erano il 49%, minoranza sì, ma di poco. Sembra strano. Ma, se pensiamo all’attività dei motori di ricerca, strumenti di indicizzazione e aggregatori vari, il dato acquista credibilità. La ricerca di Incapsula differenzia tra bot buoni e cattivi, con i primi battono d misura i secondi (31% a 30,5%) e tra questi ultimi abbondano phishing, truffe, spam e scarpers, ovvero chi ruba contenuti, indirizzi e-mail.
Un altro grande problema di internet sono le false informazioni che si diffondono viralmente sulle reti sociali. Cinque università e quattro imprese, sotto la direzione dell'università di Sheffield, stanno lavorando ad un sistema capace di identificare fonti affidabili.
Il programma - finanziato in parte dall'unione europea - è stato battezzato Pheme, la dea greca della fama. L'obiettivo è verificare all’istante le informazioni per permettere alle organizzazioni (governi, aziende, media ecc.) di rispondere più efficacemente alle voci infondate. Quelle che una volta si chiamavano leggende metropolitane. Pheme deve identificare quattro tipi di informazioni ad altro rischio: speculative, controverse, false e la vera e propria disinformazione.
La veridicità di una notizia sarà testata in tre fasi: prima di tutto l'analisi sintattica, lessicale e semantica. Poi la valutazione attraverso fonti affidabili. Infine il metodo di diffusione. Il risultato della ricerca potrebbe apparire sui nostri monitor.
"Già oggi possiamo analizzare un enorme volume di informazioni sulle reti sociali, la velocità con cui esse appaiono e le loro forme: tweet, foto, video, blog - spiega Kalina Bontcheva, ricercatrice a Sheffield - Ma, non è ancora possibile fare questa analisi in tempo reale e automaticamente per vedere se l'informazione è vera o falsa ed è proprio a questo che puntiamo''.
Una prima versione di questo "scopritore di menzogne”, lo scrive The Times, dovrebbe essere pronta in 18 mesi. In Francia, la fonte è Le Figaro, ci sono due siti - Hoaxbuster e il motore Hoaxkiller letteralmente cacciatore e assassino di beffe - che permettono già di individuare le false informazioni che circolano su internet. In Italia, per ora, ci affidiamo all’accortezza dei singoli utenti.

domenica 23 febbraio 2014

SCIENZA. UNA BRUTTA FOTOGRAFIA PER IL BEL PAESE

 
 
 
 
Aumenta fra gli italiani il consumo televisivo giornaliero (da 3,8 a 4,2 ore) Siamo al quinto posto tra i paesi Ocse. In Europa poco sopra di noi solo magiari, greci e turchi. Consoliamoci con il primato USA: gli americani si rincretiniscono per il doppio del nostro tempo davanti alla tv.
Nelle nostre università solo il 12% dei docenti ha meno di 40 anni. O i giovani sono tuti davanti alla tv o i vecchi non si schiodano neppure a cannonate. Siamo all’ultimo posto nella classifica dei 21 paesi (su 28) della UE che sono stati monitorati da Observa Science in Society. In Germania i prof under 40 sono il 49,2% in Olanda il 43,4 e a Cipro, addirittura, oltre la metà. Eppure, a fronte di un numero relativamente basso di ricercatori (4,3 ogni mille occupati, contro una media europea di 7), negli ultimi anni i ricercatori italiani hanno ottenuto risultati significativi sul piano della produttività scientifica. L’Italia conferma l’ottavo posto nel mondo per articoli pubblicati e il quarto in Europa per conseguimento di fondi finanziati dal programma quadro (2007-2012). 9.111 progetti accolti per un totale 2.758 milioni di euro.
A fronte di queste eccellenze, il 37% degli italiani tra i 16 e i 74 anni non ha mai usato un computer o internet. Sono tagliati completamente fuori dalle tecnologie digitali. Peggio di noi solo Romania, Bulgaria e Grecia, ci precedono anche Cipro, Polonia e Portogallo. In Svezia i tecnoesclusi sono il 3% in Norvegia il 4 e in Olanda e Finlandia il 5%. La media Ue è del 20%.
“A dispetto dei pregiudizi sull'analfabetismo degli italiani in ambito scientifico – spiega l'Annuario Scienza Tecnologia e Società 2014 di Observa – i dati evidenziano invece un livello di competenze in linea con le tendenze europee e peraltro in lieve crescita negli ultimi anni”.
Parliamone: ecco le tre domande “civetta” per capire le nostre competenze scientifiche: “Il sole è un pianeta”; “Gli antibiotici uccidono sia virus che batteri”; “Gli elettroni sono più piccoli degli atomi”: Nel 2013 il 60,3% ha risposto correttamente alla prima domanda e il 52,3% alle altre due. Nel 2007 le risposte giuste furono, rispettivamente: 50,6%, 43,9%, 38,3%. Forse maestre elementari e insegnanti di scienze delle medie dovrebbero farsi qualche domanda sulla loro efficacia.