Anche nel 2019 il calo della popolazione si è concentrato prevalentemente nel Mezzogiorno (-6,3 per mille). Prosegue così la tendenza che ha visto dal 2014 al 2018, diminuire la popolazione italiana di 677 mila persone: una perdita pari alla scomparsa di una città grande come Palermo.
Nel capoluogo siciliano vivono oggi poco più di 660.000abitanti. La popolazione è in calo da almeno un quarto di secolo: i residenti nel 1990erano oltre 734 mila.
Scappano tutti. Così in dieci anni Palermo ha perso altri 30 mila abitanti.
È senza freni anche il fenomeno delle migrazioni interne, secondo l’Istat infatti negli ultimi anni 1 milione e 300 mila persone hanno abbandonato il Sud Italia. Dal 2000, il totale di chi ha lasciato il Mezzogiorno sale 2,1 milioni, la metà dei quali giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati.
Il fenomeno però ha riguardato tutte le fasce di età, compresi gli over 65. Anche se la maggior parte delle persone che hanno lasciato il mezzogiorno appartengono alla fascia tra i 20 e i 45 anni di età.
La causa di questo fenomeno migratorio è l’assenza di lavoro.
Il fenomeno migratorio è aumentato soprattutto tra i giovani con la laurea in tasca: tra il 2000 e il 2012 infatti la percentuale di giovani che si sono spostati al nord o all’estero è passata dal 10,7% al 25%. Le previsioni in relazione ai sistemi locali del lavoro indicano poi che dal 2020 al 2050 il Mezzogiorno perderà quasi 2,7 milioni di persone, di cui 900 mila solo nelle tre province metropolitane di Napoli (- 439 mila), Bari (-322 mila), Palermo (-152 mila), a fronte di una crescita di oltre 4 milioni di abitanti nel Centro-Nord,
L’aumento del gap occupazionale tra Nord e Sud, la riduzione della natalità, l’emigrazione, l’invecchiamento, anche se il Sud ha ancora un età media più bassa, offrono un quadro impietoso e preoccupante
La pandemia avrà degli effetti negativi che ancora non possiamo ancora calcolare. Il ritardo ormai probabile con cui arriveranno le risorse del Recovery Fund non fa che acuire le preoccupazioni.

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