lunedì 9 febbraio 2015

LE NUOVE QUALIFICHE NELLE REDAZIONI DELL’ERA DIGITALE.


L’editoria è uno dei campi della cultura e della produzione tradizionale dove il digitale ha inciso maggiormente. La velocità con cui viaggiano le informazioni ha superato quella della luce. Quando inserisco una news sul mio blog a Genova, nello stesso istante si può leggere ad Auckland, agli antipodi. Questo cambiamento epocale impone all'editoria la ricerca di un nuovo modello di business e nuove qualifiche professionali in grado di gestire le redazioni del futuro. Hanno ancora senso le vecchie qualifiche: caporedattore, caposervizio esteri, economico?
Nel gruppo Gannett, 81 testate sperse per gli States, sono comparse nuove qualifiche professionali fra cui: content coaches (si concentra sulle storie più importanti, delicate e complesse), community content (analizza le esigenze del pubblico e procura contenuti per tutte le piattaforme), engagement editor (massimizza l'impatto della storia sulla community e sulla stampa, ha competenze in social media, marketing e organizzazione di eventi).
L’olandese De Correspondent, fa scegliere agli stessi redattori e definizioni delle loro funzioni, che caratterizzano meglio il lavoro del giornalista, come ad esempio: corrispondente per il progresso (scrive sul modo con cui il mondo migliora ogni giorno), corrispondente per la privacy e la sorveglianza, corrispondente per le persone speciali.
“Questi titoli sono importanti perché rafforzano la mission che il giornalista si è scelto per sé stesso - spiega il direttore della testata Rob Wijnberg - Il titolo Editor-in-chief viene dato a tutti i redattori, perché gli spiego che sono redattori-capo del proprio blog. Cosa che rafforza la responsabilità: non scrivono per la piattaforma, ma per il proprio pubblico".
Le vecchie definizioni come ''redazione esteri'', ''redazione economica” riflettono il mondo degli anni '70 e '80, quando i paesi, i confini, e le economie nazionali contavano molto più del mondo globalizzato.
“I giornalisti tendono ad usare questi nomi come frontiere professionali – continua Rob Wijnberg - Scriviamo solo di economia perché "noi" siamo il desk economico; "noi" non scriviamo su questo, perché accade in un paese straniero, ecc. In questo modo si stimola una visione a tunnel. Volevo che giornalisti non economici scrivessero di economia e corrispondenti esteri scrivessero anche sull'Olanda".
A Quartz, la testata aperta tre anni fa, le qualifiche dei giornalisti variano dal tradizionale lifestyle reporter al più innovativo ideas editor senza perdere di vista le nuove frontiere di director of sales, global marketing e event manager.
Gideon Lichfield, l’economista che ha contribuito a modellare Quartz, racconta: “Ora sono senior editor, cioè supervisore delle riunioni quotidiane e guardiano dello stile di casa. Controllo il direttore creativo, il team ''Things'' (interattività e data journalism), e varie altre cose. Le nostre qualifiche servono più come segnaposti che come descrizioni effettive”.
Robert Rosenthal, ex direttore del Philadelphia Inquirer, ha sperimentato un nuovo modello al Center for Investigative Reporting: "Cinque anni fa ci siamo inventati il ruolo di direttore della diffusione e capo degli specialisti nel coinvolgimento dei lettori. Abbiamo cominciato a pensare a nuovi termini quando assumendo creavamo posti di lavoro che non esistevano nei giornali tradizionali".
Per le nuove redazioni digitali il primo passo, secondo il pensiero di Rosenthal, Lichfield e gli altri, è pensare a quello di cui si ha bisogno prima di assumere persone con nuovi profili. Assicurarsi che abbiano le competenze per fare quel lavoro. Tutti in redazione devono capire quello che fanno e il valore per la testata. Insomma, come a De Correspondent, tutti capiredattori del loro blog.

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