C’è un giornale nel Lazio che
in pochi anni ha sfornato 560 pubblicisti. Questo non è il suo unico record.
Per esempio ha goduto di 10.254.825 euro -sì, più di dieci milioni – in sei
anni, tra il 2006 e il 2011 di contributi pubblici
Sui soldi ci torneremo. Il
problema è il pubblicistificio. La fabbrica dei pubblicisti. I giornalisti
sanno di cosa parlo. Per gli altri, ecco cosa significa. L’ordine dei
giornalisti prevede due elenchi principiali: i professionisti, cioè i
giornalisti che lo fanno di mestiere, quelli veri per banalizzare, e i
pubblicisti che dovrebbero essere collaboratori esterni esperti in qualcosa che
di volta in volta scrivono sul loro tema specifico. Per convenienza degli
ordini regionali, fare cassa con le quote, e dei direttori dei giornali e
giornaletti: trovare manovalanza a basso costo.
I pubblicisti dal 1963, quando
è nato l’ordine sono aumentati a dismisura. Ogni 1.000 pubblicisti in più, in
una regione, scatta anche un consigliere nazionale aggiuntivo nel parlamentino
dei giornalisti. Ora è in ballo la riforma delle legge del 1963. Il Corriere
del Lazio ha contribuito a più di mezzo consigliere della "romana".
Tanto per fare un paragone quanti ne valgono 250 giornalisti del Corriere della
Sera, del Giorno e del Giornale messi insieme! Guarda caso l’editore-ex
direttore marito dall’attuale direttore e padre di tre coadiuvanti dell’azienda
di famiglia è stato consigliere nazionale dell’ordine dei giornalisti.
Questi signori sono chiamati
ad esprimere un parere sulla riforma della professione giornalistica? Sì,
proprio questi. Ci rendiamo conto del discredito che gettano sulla
categoria?
La magistratura, su denuncia
del presidente dell’ordine del Lazio, che finalmente ha deciso di cambiare
registro e di denunciare queste prassi, indaga ora sui 10.254.825 euro di soldi
pubblici incassati dalla cooperativa Edilazio ‘92. Che in quanto vestita da
coop è stata ammesso a godere delle laute provvidenze a carico dei contribuenti
previste dalle leggi per l’editoria.
Corbi era stato sospeso per un
anno dall’albo in seguito a un provvedimento disciplinare avviato dal
predecessore di Paola Spadari, Bruno Tucci, decano del Corriere della Sera.
Decisione confermata in secondo grado. Con una sanzione che sarebbe stata
ancora più pesante, si dice nelle carte, se non esistesse la regola per cui le
sentenze dei ricorsi contro i provvedimenti disciplinari dell’ordine dei
giornalisti non possono risultare peggiorative.
Il fatto grave è che i 560
scrivevano gratis le cronache degli avvenimenti sportivi locali nel Lazio con
il solo miraggio di ricevere la falsa attestazione per diventare pubblicisti.
Tesi fatta propria dal consiglio di disciplina dell’ordine.

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