venerdì 18 settembre 2020

CORONAVIRUS. ARGENTINA UN MIX LETALE CON IL NUOVO DEFAULT




Prosegue l’esodo o quantomeno la massiccia richiesta di accasarsi in Europa di sportivi argentini. 

In queste proporzioni non accadeva dai primi anni del Duemila.

Quali sono le cause? Anzitutto è questo è un pregio l’to livello tecnico dello sport argentino e la grande disponibilità di atlete e atleti. Ma altre sue motivazioni meno positive stanno determinando la situazione.


Secondo il ministero della Salute dell'Argentina, ieri nella nazione è stato toccato il record di decessi per coronavirus: in solo 24 ore i morti sono stati infatti 350. Nello stesso giorno il numero di nuovi contagiati è segnato un aumento di 12mila casi.


A questo dato sconvolgente per una popolazione di 45 milioni di abitanti 

si somma la drammatica crisi economica, che ha portato ad ristrutturazione del debito pubblico di 66 miliardi di dollari, ai creditori stranieri verranno pagati 54,8 centesimi di dollaro per ogni bond da un dollaro. Un indubbio vantaggio ma pur sempre un’ipotesi pesantissima per il futuro.


L’Argentina è la terza economia regionale dell’America Latina ed è alle prese con una grave crisi da prima ancora dello scoppio dell’epidemia. A maggio si era registrato il nono default sovrano della sua storia. Ed è già la seconda bancarotta di Stato nell'era-coronavirus dopo quella del Libano a marzo


Nel frattempo l’esito delle elezioni politiche non ha contribuito a rasserenare il mercato interno e soprattutto quello internazionale.


MEDIA. UN LIBRO SULLE SCUOLE SPORT, ANZI UNA MINI ENCICLOPEDIA CHE SI FA MANUALE PER TUTTI GLI USI




Adesso è su carta. Rilegato e pronto a fare il suo lavoro. Promformazione scritto da me (Renato Sirigu) e Luca Cozzolino vuole contribuire alla promozione dello sport, alla formazione di una nuova generazione di docenti e consentire azioni mirate allo sviluppo del nostro sport.


Promozione: si parte dal concetto di scuola hockey che diventa il tramite fra il lavoro di propaganda e semina nelle scuole, negli oratori, nei centri estivi, in ogni luogo dove sia possibile attrarre bambine bambini all’hockey e il reclutamento.


Formazione: si individuano e si tratteggiano le figure dal reclutatore animatore, al direttore tecnico, passando per i formatori, gli istruttori, gli allenatori il segretario amministrativo utili al miglior funzionamento, ma questo vale anche per un club.


Azione: dalla teoria alla prassi, ma conoscendo tutte le regole della burocrazia e dello sport. Il libro vi segue passo passo dalla progettazione all’implementazione alla gestione della vostra piccola miniera di talenti.


Cosa non è? Non è un manuale di tecnica. Per questo ci siete già voi, gli esperti. Ci sono però la didattica, la psicologia, la sociologia, la comunicazione e tante altre scienze e tecniche ormai indispensabili anche per fare la spesa di casa o andare in vacanza.


Tutto condito da schede pratiche, consigli utili e dalle bellissime immagini di campioni e hockeisti in erba di Luca Padovani, Egidio Nicora e Monica Heitman. E in conclusione gli endorsment di cinque grandi esperti. 


Lo presenteremo in tutta Italia. Costa 18 euro, lo ha edito Calzetti Mariucci leader nel settore delle pubblicazioni sportive.


martedì 8 marzo 2016

#MEDIA. LO STREAMING PROVOCA STRESS, CRESCE DEL 34%, COME I FILM HORROR O LA MATEMATICA


I ritardi nel caricamento di pagine web e video aumentano la frequenza cardiaca e lo stress. Emerge da uno studio condotto da Ericsson. Lo sanno bene gli hockeisti che ricorrono allo streaming per vedere le partite, che nessuna tv trasmette, ma lo sanno tutti gli utenti del web.
Allo studio hanno preso parte 30 volontari danesi, tra i 18 e i 52 anni, selezionati in modo casuale fra gli utenti di video in streaming da smartphone. 
Ai volontari è stato chiesto di completare 18 attività in 20 minuti. I compiti consistevano nella navigazione online tra nuovi articoli e nella visualizzazione di video su YouTube. Le connessioni erano afflitte da una serie di ritardi predeterminati dei quali nessuno di loro era a conoscenza.
I partecipanti sono stati divisi in 3 gruppi. Il primo non ha subito ritardi, il secondo è stato sottoposto a ritardi medi e il terzo è stato afflitto da ritardi elevati (10-14 secondi per caricare di una pagina web; 6 secondi per un video; 3 pause di 3 secondi nella visualizzazione a causa del buffering)
Senza ritardi durante la visualizzazione, i livelli di stress sono aumentati in media del 13% rispetto ai livelli prima delle prove. Perché comunque dover chiudere una prova in un tempo prestabilito provoca ansia. Un ritardo medio di 2 secondi durante il caricamento dei video ha aumentato in media del 16% lo stress. Una pausa causata dal re-buffering ha incrementato di un altro 15% i livelli di tensione (31%). Con ritardi elevati, nell’ordine dei 6 secondi, la metà dei partecipanti ha subito un aumento del 19% dei livelli di stress, mentre l’altra metà ha manifestato segni di rassegnazione (i movimenti degli occhi indicavano distrazione). Un’ulteriore pausa causata dal re-buffering ha incrementato di un altro 15% i livelli di stress (34%). 
I livelli di stress prodotti dai ritardi nel caricamento di pagine web e video sono simili a quelli quando si guarda un film horror o si deve risolvere un problema matematico.
Nella foto livello di stress per la lentezza del caricamento
(renato sirigu)
Fonti e risorse:

mercoledì 9 settembre 2015

CONQUISTA IL TUO PUBBLICO: TEMPI E SPAZIO LE CHIAVI DEL SUCCESSO


Dieci consigli da un ex balbuziente per un public speaking efficace.

Sappi cosa dire
1- Parla di quello che sai. Prepara una scaletta essenziale: mnemonica o con foglietti per ogni punto che intendi affrontare

Ricorda che la partenza è la chiave del successo …
2- Scegli gli occhi di un interlocutore fra la folla. Poi passerai agli altri. Rendili protagonisti
3- La prima frase per fare centro deve colpire il tuo bersaglio in modo semplice. Senza piaggeria
4- Calca i primi suoni. Come se li volessi inculcare nella fronte degli astanti.

… ma è la persistenza che lo consolida
5- Usa la stessa cura con cui hai preparato la prima frase, per la seconda, la terza e così via. Anche la terza merita la medaglia d’oro, non solo il podio. L’ottava che dici non dev’essere una finalista, ma la frase vincente!

Impara che il tempo può essere fermato …
6- Non avere fretta. Scandisci ogni singolo fonema. Arrampicati sulle consonanti e stappa le vocali quando vuoi sottolineare un concetto. È come usare il grassetto o il sottolineato quando scrivi.
7- Le pause amplificano l’attesa. Creano suspense. Danno ritmo alla sincope. Mantieni, però, il contatto visivo e fisico con il tuo pubblico anche nei silenzi.

… ma il tempo dev’essere breve per mantenere alta l’attenzione
8- Evita giri di parole. Non usare esempi se non indispensabili. Ricorda che il soggetto non è chi parla ma chi ascolta, percepisci i suoi segnali di stanchezza o peggio di insofferenza. Elimina gli avverbi, limita gli aggettivi. Riduci all’essenziale le parole di ogni frase.

Conquista, dopo il tempo, lo spazio: è vitale!
9- Occupa ogni angolo, anche il più remoto, dell’ambiente. Usa il corpo, lo sguardo per portare non solo parole, ma empatia, per creare una relazione fisica con chi ti ascolta. Interagisci con loro: domande retoriche, ammiccamenti, ordini perentori. Decidi cosa, ma fallo.

Memorizza i punti focali della comunicazione
10- Tu sei l’emittente, chi comunica, il destinatario del messaggio – cosa vuoi dire – è il tuo pubblico. E siamo a tre. La parola, il linguaggio paraverbale (il tono di voce, il timbro, il ritmo) e non verbale ossia quello corporeo sono il canale attraverso il quale scorre il messaggio da te al destinatario. Il quinto punto è il codice che scegli. Nel caso del discorso la lingua: italiana se ti rivolgi ad un contesto nazionale, inglese o altra se l’ambito è straniero. Per parlare la devi conoscere, per conoscerla ti consiglio di leggere.

http://www.ibs.it/code/9788868545451/sirigu-renato/balbuzie?-grazie-una.html

sabato 1 agosto 2015

STREAMING. SERVONO TARIFFE PIÙ BASSE E MIGLIORE QUALITÀ


Se gli operatori di telefonia mobile offrissero più Gigabyte oppure piani tariffari con traffico dati illimitato a prezzi accessibili, farebbero esplodere un mercato sempre più avido di video.
Lo sostiene Gartner sulla base di un recente sondaggio condotto in USA e in Germania su un panel complessivo di 2.000 utenti di smartphone. Mille americani e altrettanti tedeschi. Gartner è una società americana di consulenza e ricerca nel campo dell’ICT.
In Italia le offerte, dopo l’anno di promozione, oscillano per 20 MB tra i 24,62 euro al mese di Infostrada ai 30 di Fastweb, che però propone la fibra ottica. In autunno lo sbarco di Netfix in Italia promette di cambiare per sempre il mercato e il consumo dei video. Il prezzo mensile sarà, in linea con quello degli altri paesi europei, intorno agli 8 euro.
La società di ricerca e di analisi di mercato prevede che il traffico dati generato da mobile toccherà i 52 milioni di TB (terabyte) nel 2015, con una crescita del 59% in un anno. Nel 2018 i consumi schizzeranno a 173 milioni di TB, il 60% generato dei quali dai video, precisa Gartner. Numeri che dovrebbero indurre i Communications Service Provider a confezionare pacchetti per la clientela in grado di garantire la migliore fruizione di video possibile.
I suggerimenti proposti nascono dalle previsioni e dai risultati ottenuti in seno al sondaggio condotto da Gartner stessa negli USA e in Germania. Mercati entrambi maturi, ma con tratti differenti utili per comprendere in che misura i piani tariffari disponibili incidano sulle abitudini degli utenti.
Il 38% degli intervistati in Germania dispone di 500 MB di traffico dati mensile e il 54% degli stessi preferisce attendere di trovarsi in una zona servita dal Wi-Fi per scaricare contenuti o fruirne in streaming, a fronte di una percentuale del 36% rilevata negli USA. Il che comporta, in Germania, una minore propensione degli utenti alla fruizione di video attraverso reti cellulari. I 20 MB medi proposti in Italia sono davvero roba da archeologia informatica. Anche se va aggiunto che la velocità effettiva dev’essere la più alta possibile. Vanno bene tutte le offerte sino a 20 Mb dei nostri provider: bisogna puntare però su quelli che offrono sul proprio territorio offerte in ULL (Unbundling Local Loop) che garantiscono una qualità della connessione migliore. Poco serve, infatti, poter disporre di linee veloci se poi il provider non dispone di sufficienti risorse.
In media, in Germania, gli utenti di servizi di telefonia mobile fruiscono di 10,6 minuti di contenuti video in streaming attraverso reti cellulari - contro i 17,4 minuti fruiti dagli utenti negli USA -sostiene la ricerca condotta da Gartner.
L’Italia si difende sulle percentuali. Nel 2013, secondo una ricerca Rovi, il 73% degli utenti visualizzava video in streaming su tablet almeno 2 o 3 volte alla settimana. Negli Stati Uniti erano solo il 66% degli utenti. Il consumo di video streaming varia molto da paese a paese: in Gran Bretagna vengono visualizzati soprattutto spettacoli e programmi Tv (il 33% degli utenti) mentre in Usa e in Germania sono più richiesti film (il 35% e il 30% rispettivamente).
Gartner suggerisce anche piani tariffari con data cap più generosi o con traffico dati illimitato. Gli operatori di telefonia mobile, inoltre, dovrebbero commercializzare anche soluzioni che consentano di visualizzare video senza consumare i GB a disposizione dei clienti.
Una soluzione potrebbe essere quella perseguita dall’operatore USA Verizon. Che sembra intenzionato a sostenere lo streaming di video con la pubblicità.

FILM. THE BEGINNING DEL FUTURO DELL’INDIA INCLUDE CINEMA E SPORT


Baahubali: The Beginning è il film più costoso mai realizzato in India, ma non è stato girato a Bollywwod, nemmeno a Tollywwod, casa del cinema Telegu dell’Andhra Pradesh, ma nel profondo sud a Chennai, l’ex Madras di inglese memoria. È costato 39 milioni di dollari, ma nelle prime tre settimane di programmazione ne ha già incassati 92,6 solo in India. È stato distribuito in 4000 sale e ora si prepara a sbarcare in tutto il mondo. Per ora esistono le versioni in lingua tamil, Telegu, hindi, malayalam, ma la versione inglese sta andando benissimo anche negli Stati Uniti.
Siamo lontani dagli incassi di Avatar, costato 237 milioni nel 2009, leader mondiale incontrastato con due miliardi e 788 milioni di dollari ai botteghini. Ma cosa significa tutto ciò? Che l’India sta marciando a rimi sempre più spediti e a differenza della Cina è legata all’occidente per lingua, prospettive e aspirazioni della sua borghesia. Ancora nel 2007 la middle class indiana era formata da 50 milioni di persone. Oggi secondo Deutsche Reasearch è cresciuta a 300 milioni e su questo trend il suo potere d’acquisto salirà entro la fine dell’anno dal 4,7 al 6,1% della quota mondiale. Raddoppiando nei numeri, secondo NCEAR nei prossimi dieci anni. Questo significa, anche, avvicinare negli indicatori macroeconomici i numeri Cina, Unione europea e USA. Con una significativa presenza di minoranze, attive, proprio negli Stati Uniti in Gran Bretagna e ora anche in molti distretti produttivi dell’Europa continentale. In Italia oltre Roma, dove sono quasi 10.000, gli indiani sono attivi nella zona di Suzzara e nel bresciano.
Lo sport nazionale degli indiani è il cricket, ma quello di cui vanno più fieri è l’hockey. Per la tradizione di successi olimpici. Interrotta nel 1980. Però a Rio per la prima volta da allora presenteranno alla fase finale sia la squadra maschile che quella femminile. In India si gioca, solo un mese all’anno in febbraio, la lega professionistica più importante al mondo l’Indian League.
Perché dico questo? Perché se il “modello India” sfonda nel cinema, s’impone nell’economia la sua penetrazione mediatica potrebbe raggiungere livelli di audience simili a quelli americani. Che nei decenni hanno propagandato sport come baseball, football, ice hockey e basket NBA. L’India potrebbe esportare hockey, non solo come sport ma come prodotto mediatico favorendone la crescita, l’interesse degli sponsor con grande vantaggio per l’hockey europeo ed italiano.

 

 

 

 

sabato 25 luglio 2015

GIORNALISTI. LA SCIALUPPA ARRIVA DAI PARIA DEGLI UFFICI STAMPA


La salvezza per l’INPGI, ma anche per la categoria, sta negli uffici stampa. Il lavoro sul web, forse, pagherà domani. Da tempo grazie alla legge sulla comunicazione pubblica (L150/2000) sarebbe stato possibile recuperare molte posizioni contributive. E sarebbero state molte di più e meglio retribuite se non ci fosse stato un atteggiamento miope da parte di sindacato (FNSI), categoria (ONG) e ente di previdenza (INPGI) sui contratti.
Se ne accorgono ora degli uffici stampa. Lo scrivevo già nel 2000, dopo il varo della legge 150 sulla comunicazione pubblica. Lo ribadivo nel 2010 sul mio manuale “Il comunicatore pubblico”, prima della crisi e dei danni fatti dal binomio Monti Fornero.
Allora sarebbe stato possibile creare dai 12 ai 15 mila nuovi posti di lavoro. Cifra al ribasso tenuto conto che nel 2006 uno studio del “dipartimento della funzione pubblica stimava in 40.000  i posti ipotizzabili ancora vacanti, fra uffici stampa e urp” (fonti Sirigu, R – Il comunicatore pubblico e Galullo, R – La comunicazione nell’ente locale)
Una maggiore attenzione al problema – fuorviata dal comportamento del GUS nazionale – avrebbe permesso una trattativa sindacale seria con l’ARAN (agenzia negoziale delle pubbliche amministrazioni) per equiparare il contratto degli uffici stampa a quello Fieg/Fnsi anziché giocare al ribasso con l’inquadramento nella fascia C (ministeri) e D (enti locali). Con la distorsione che in molte regioni – in virtù della loro potestà legislativa -  regioni si applica il contratto Fieg/Fnsi e nella altre P.A. no.
Oggi si plaude al lavoro, benemerito dei 18 ispettori INPGI che stanno recuperando qualche decina di posizioni contributive all’anno.  In un decennio, dal varo della direttiva Maroni sull’obbligo dei versamenti all’INPGI per i giornalisti pubblici e soprattutto dal disatteso obbligo previsto dalla L.150 di assumere solo giornalisti – contrattualizzandoli secondo dignità - si è persa l’occasione storica di mettere in cassaforte il futuro della categoria. Grazie agli uffici stampa.
Anche solo diecimila nuovi posti avrebbero sanato il problema del precariato. Poi, sarebbe stato possibile, senza la pressione della contingenza, avviare un processo di ammodernamento dei criteri di accesso alla professione. Per evitare nuove masse di precari a cui non si riesce a dare risposta. Infine, si sarebbe messo in sicurezza, altro che stress test della Fornero, il sistema previdenziale.
Di chi le responsabilità? Di una classe dirigente spocchiosa che ha trattato gli uffici stampa, e i colleghi che lì lavorano, come paria. Salvo oggi mendicare qualche regolarizzazione.