domenica 26 gennaio 2014

FACEBOOK MORIRÀ? PER ORA DIVENTA SOLO PIÙ VECCHIA



La notizia arriva da Princeton. Facebook perderà l'80% dei suoi utenti nei prossimi tre anni. Ritwittata migliaia di volte si è diffusa in modo virale secondo gli stessi schemi analizzati da due giovani studenti-ricercatori, John Cannarella e Joshua Spechler, che si ispirano al ciclo di vita delle malattie infettive per spiegare l'esplosione e la morte dei social network.

Per testate la loro teoria e arrivare alla conclusione che le reti sociali sono come le mattie infettive, i due giovani hanno usato il caso di MySpace che, dopo una prima fase di grande successo, ha conosciuto un rapido declino. Ma questo non significa necessariamente che Facebook, Twitter o Linkedin faranno la stessa fine.

Facebook e MySpace hanno infettato all'inizio i teenagers che sono anche stati i primi a sviluppare difese immunitarie. Facebook ammette, oggi, di perdere i propri utenti più giovani. I dati raccolti da iStrategyLabs, la piattaforma di social advertising del gruppo, dicono che dal gennaio 2011 al gennaio 2014 s'è ridotta del 25% la percentuale di utenti tra i 13 e i 17 anni (da 13,1 milioni a 9,8 milioni) e dell'8% di quelli tra i 18 e i 24 anni (da 45,4 milioni a 42 milioni).

MySpace però si è fermato ai giovani mentre l'azienda di Mark Zuckerberg sta attirarando nella propria rete anche professionisti e utenti adulti. I dati dicono che funziona vista l'esplosione di iscritti over 55 (+80% negli over 55; da 15,5 milioni a 28 milioni). Inoltre Facebook si allarga su mercati emergenti come l'Africa, l'Asia e l'America Latina.

Inoltre Facebook, a differenza di MySpace, gode oggi della grande diffusione di dispositivi mobili. Oltre il 78% dei suoi utenti, infatti, accede da device mobile. Lo studio di Princeton si basa sulle proiezioni di Google Trends, che nel dicembre 2012 ha registrato il picco delle ricerche fatte per parola chiave Facebook senza considerare che oggi la maggior parte degli utenti accedono dalla app.

Facebook ha risposto con ironia tramite il suo team composto da Mike Develin, Lada Adamic e Sean Taylor, con tanto di grafici e tabelle: "Utilizzando la stessa robusta metodologia presente nel documento, la Princeton University, in linea con il principio scientifico correlazione = causalità, potrebbe essere in serio pericolo e scomparire del tutto".

John Cannarella e Joshua Spechler hanno rifiutato di rilasciare commenti perché il loro studio è ancora in fase "peer-review" cioè deve ancora essere esaminato da altri colleghi per accertarsi che non sia aria fritta.

 

 

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