lunedì 18 marzo 2013

SENATO. GRASSO CHE COLA DAI 5 STELLE AL PD

Se ti dissoci e voti con me sei un uomo, o una donna, libero. Se ti dissoci da me sei un farabutto. Questa la logica che troppo spesso accompagna i giudizi sul voto dei “dissidenti”.


La disciplina parlamentare non l’ha inventata Beppe Grillo e neppure il Movimento 5 Stelle. I gruppi politici alla camera e al senato nascono per rendere più agevole la gestione dei lavori e sono previsti dai regolamenti dei due rami del parlamento. Gli eletti in una lista, se arrivano al numero previsto, si costituiscono in gruppo, altrimenti aderiscono al gruppo misto.
Il gruppo, tramite il capogruppo o un suo incaricato, dichiara l’intenzione di voto. Nello scorsa legislatura il parlamentare che più spesso si è dissociato dal voto del gruppo è Domenico Scilipoti, non proprio un esempio unanimemente riconosciuto, che nei suoi giri dall’Idv di Di Pietro ai “Responsabili” a “Popolo e territorio” ha votato una volta su 5, oltre il 20%, contro le indicazioni del suo gruppo. E poi guarda caso è stato imbarcato dal PdL.
Non a caso chi si è dissociato più spesso, come la senatrice Poli Bortone, i parlamentari Furio Combo, Maria Antonietta Farina Coscioni o i radicali eletti nelle liste del PD non sono stati ripresentati in quest’ultima tornata.
A questo punto stupisce meno la reprimenda di Beppe Grillo, leader esterno, a quel manipolo di senatori che dopo aver partecipato alla riunione del gruppo che aveva deciso l’astensione per l’elezione del presidente del senato poi hanno votato per Grasso eletto nel PD e proposto dal suo partito.
Nel caso in questione non si può invocare la libertà di mandato perché i senatori hanno accettato la decisione del proprio gruppo. Non è etico votare in libertà dopo che ci si è rimessi alla decisione del gruppo.

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