lunedì 5 gennaio 2015

COMUNI. CASTELMAGNO RESTA PER LA FONDUTA NON PER LA FUSIONE


Il numero dei comuni italiani è passato da 8.057 a fine 2014 a 8.047 dal primo gennaio. Erano 8.103 nel 1995. In dieci anni solo 56 in meno. Eppure abbiamo 134 comuni sotto i 150 abitanti. I 25 più piccoli, meno di 78 abitanti sono tutti a Nord Ovest. Ci sono pure Castelmagno, che anche se sparisse come comune resterebbe nel cuore e nelle tavole degli italiani per il suo formaggio dop. O Moncenisio più celebre per il passo che per il municipio.
Dal 2000, quando entrò in vigore il testo unico sugli enti locali, si sono sprecati profluvi di convegni, tavole rotonde, seminari, studi, progetti, parole che se usate per fare atti amministrativi concreti avrebbero portato i comuni ad un numero più congruo.
Il 91,4% dei comuni d’Italia è sotto i 15.000 abitanti. Soglia minima per avere un’amministrazione che si possa reggere economicamente.
In 699 comuni, di cui circa 580 non erano capoluogo di provincia, risiede la maggioranza degli italiani, pari al 52,4%. Portare i comuni a 1.500/1.800, sopprimere davvero le province e unificare le regioni in 7 aree (Subalpina, Adria, Appennino, Centro, Meridione, Sicilia e Sardegna) questa sarebbe una riforma risparmiosa e di buon senso.
Per ora siamo alle briciole. Il calo più consistente c’è stato l’anno scorso, quando erano stati istituiti 24 nuovi comuni a seguito di fusioni che ne hanno soppresso 57. Con un saldo negativo di 33 enti. Resta in forse il comune di Mappano, rinviato dal TAR Piemonte alla corte costituzionale, perché la scissione da Settimo torinese è stata considerata illegittima.
La fusione più importante è avvenuta in Emilia nella Val Samoggia, dove 5 comuni hanno dato vita al nuovo municipio, Valsamoggia, che conta quasi 30 mila abitanti. La fusione più piccola in Lucchesia dove il nuovo comune di Fabbriche di Vergemoli, mette insieme i due comuni omonimi, per un totale di 820 abitanti. Poco lontano, all’estremo nord della Garfagnana, Sillano e Giuncugnano dal primo gennaio 2015 si sono fusi, conservando il doppio nome, per un totale di 1.150 anime residenti. Alla stessa data, sette comuni sono stati soppressi per la nascita di tre nuovi in provincia di Trento e altri due che si sono uniti in provincia di Udine.
Che poi vien da ridere che continuiamo a parlare di province, quando 10 sono già sparite dando vita allo sconcio della città metropolitane e le altre sono alla canna del gas o tenute in vita artificialmente con il polmone meccanico.
Fra 2014 e inizio 2015 le regioni interessate a processi di fusione di comuni sono state: Emilia-Romagna (4), Friuli-Venezia Giulia (2), Lombardia (9), Marche (2), Toscana (8) e Veneto (1) Trentino (3).

 

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